Trasmettere l’Uomo
Il desiderio di scrivere questo post nasce da un libro che sto leggendo. In particolare da un argomento trattato nel libro che parla appunto dell’innato impulso dell’uomo a trasmettere alle generazioni successive un “messaggio” che racchiude in se tutta l’esperienza che esso ha accumulato nei secoli precedenti. Il libro in questione è stato scritto nel 1976 e tradotto in Italia nel 1982. Racchiude nel capitolo che mi ha ispirato il post un argomento molto attuale.
Parte da un presupposto molto semplice. I genitori trasmettono ai figli non solo la loro personalità ma anche l’insieme dell’esperienza che la “razza” umana ha accumulato fino a quel momento. Un insegnamento che non presuppone professori. Basta vivere e parlare. In questo modo ogni uomo insegna e trasmette ciò che ha imparato. Quasi sempre, la maggior parte degli esseri umani, si sono limitati a trasmettere alla generazione successiva l’esperienza così come l’hanno ricevuta. Questo è già un grande dono perché il messaggio non viene deformato, amputato di alcuni suoi contenuti, nel passaggio.
A volte ci sono stati degli esseri umani che hanno aggiunto a quel messaggio un loro personale contributo. Inserito informazioni che prima di loro, il messaggio dell’esperienza umana non conteneva. Uomini come Einstein, Fermi, Ghandi solo per rendere l’idea.
Nella maggioranza dei casi, come dicevo, ci siamo limitati a trasmettere paro paro il messaggio che abbiamo ricevuto dalla generazione precedente. A volte alterandolo appena. Poi, il messaggio dell’esperienza umana rischia sempre meno di perdersi grazie al fatto che il numero degli uomini che lo trasmettono è in continuo aumento.
Ma l’essenziale sarebbe che, proprio per via del numero sempre maggiore di uomini, il messaggio potesse arricchirsi costantemente del contributo originale di tutti. Questo avverrà il giorno in cui (l’uomo) imparerà il modo di arricchirsi con nuove acquisizioni che potranno trasmettere intorno a lui e dopo di lui l’eredità umana della conoscenza.
Sono fermamente convinto che oggi la tecnologia ed Internet stanno contribuendo in maniera sostanziale all’arricchimento del “messaggio”. Se pensate che la tradizione orale fu a lungo la solo parte, e per gran parte degli esseri umani ancora oggi, da interpretare nel breve passaggio sul pianeta.
Oggi la tecnologia e la rete favoriscono una peculiarità del cervello umano. Quella di dare origine, attraverso un lavoro di associazione di “fatti” memorizzati, a strutture che prescindono dall’originale per diventare indipendenti. La chiamo immaginazione.
L’uomo aggiunge informazione alla materia. Può anche, in virtù del linguaggio, estrinsecarla, farvi partecipe gli altri. Farli partecipare, cioé informarli. Strutturare il loro sistema nervoso partendo dalla struttura che si è formata nel suo.
Ditemi se non è l’uomo! Apparentemente unico essere vivente con immaginazione e la fantasia. Oggi, più che nel passato, la nuova idea, la nuova “struttura”, può circolare velocemente non più legata alla forma biologica da cui è nata.
La vera famiglia dell’Uomo sono le sue idee e la materia e l’energia che le sostengono e le trasportano, sono i sistemi nervosi di tutti gli uomini che attraverso i secoli verranno “informati” da esse. Muoia pure la nostra carne, l’informazione rimane, trasportata dalla carne di coloro che l’hanno accolta, e la trasmettono, arricchendola, di generazione in generazione.
Ebbene, a mio parere la rete ed i network sociali conribuiscono ad arricchire “la vera famiglia dell’Uomo”, conrtibuiscono a stimolare la trasmissione e la fantasia che genera nuove “strutture”, nuove idee che a loro volta ne creano altre. L’accesso alla rete sempre più diffuso garantisce l’arricchimento del messaggio da parte di tutti. In questo quadro i legami che la tecnologia attuale permette di stringere, se a volte molto effimeri, comunque contribuiscono. Spesso mi chiedono a cosa serva “realmente” Facebook oppure altre reti sociali. Bhé… oltre che a rimorchiare servono a trasmettere l’esperienza di ognuno di noi. Servono ad adempiere meglio il compito innato di ogni essere umano, irrinunciabile, di far evolvere l’esperienza che lasciamo in eredità alle persone che seguiranno.
Tutti sappiamo oggi che il fuoco cuoce la carne. La nostra “esperienza di razza” ha trasmesso questo concetto fino ad oggi a partire dai suoni gutturali del primo uomo che scopri la fiamma… probabilmente perché non sapeva come accendere la sigaretta.
E come dice Henri Laborit (l’autore el libro che ho citato): Basta vivere e parlare
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