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	<title>Commenti a: Net neutrality. Tim Berners-Lee si preoccupa.</title>
	<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html</link>
	<description>Marketing e notizie su Internet</description>
	<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 08:54:55 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Giuseppe</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-446</link>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 15:55:50 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-446</guid>
		<description>Salve a tutti,

il discorso di Dany mi sembra un po' tirato rispetto al punto in questione, che non è tanto comprare o meno la Nutella©®™ (anche io non voglio beccarmi cause di nessun tipo... tengo famiglia!). Il punto è pagare una fee, più o meno alta, per entrare in un centro commerciale per andare a comprare poi la Nutella©®™. 

Su questo provo a fare anche io un esempio. Esiste una manifestazione basata sui libri che ha luogo a Napoli da circa 15 anni: Galassia Gutemberg. L'obiettivo era, quando è nata, essere competitiva con la Fiera del Libro di Torino. Col tempo, però, l'evento si è impoverito di elementi non ripetibili come la presentazione di un libro piuttosto che l'incontro con autori di una certa visibilità. Il tutto ha fatto si che la mostra diventasse semplicemente una serie di stand più o meno attrezzati dove si vendono libri. Se questo deve essere, per quale motivo pagare un biglietto d'ingresso per comprare libri al prezzo normale? Faccio prima ad andare altrove. E' lo stesso discorso con il web. Se gli ISP iniziano a porre un costo d'accesso (su una rete che è nata e cresciuta sul concetto di libero accesso) gli internauti non saranno più disposti a pagare per avere servizi facilmente utilizzabili secondo altre modalità (il grosso delle e-mail che scriviamo possono essere facilmente sostituite da sms o servizi simili).

Detto questo, concordo con Dany sulla considerazione finale: molto sta nel capire cosa consideriamo più importante. Io preferisco lo sconto o i punti premi piuttosto che l'anonimato totale, anche perché credo che le varie COOP, Feltrinelli ed altro non sanno veramente che farci con i miei dati se si trovano di fronte ad un consumatore maturo che sa cosa vuole e non si fa prendere da altre cose. In fin dei conti, non mi costa granché togliere dalla cassetta della posta tutta la spazzatura pubblicitaria che può arrivare, né mi costa tanto avere due e-mail fondamentali: una per lo spam l'altra per le cose serie.

Ciao a tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve a tutti,</p>
<p>il discorso di Dany mi sembra un po&#8217; tirato rispetto al punto in questione, che non è tanto comprare o meno la Nutella©®™ (anche io non voglio beccarmi cause di nessun tipo&#8230; tengo famiglia!). Il punto è pagare una fee, più o meno alta, per entrare in un centro commerciale per andare a comprare poi la Nutella©®™. </p>
<p>Su questo provo a fare anche io un esempio. Esiste una manifestazione basata sui libri che ha luogo a Napoli da circa 15 anni: Galassia Gutemberg. L&#8217;obiettivo era, quando è nata, essere competitiva con la Fiera del Libro di Torino. Col tempo, però, l&#8217;evento si è impoverito di elementi non ripetibili come la presentazione di un libro piuttosto che l&#8217;incontro con autori di una certa visibilità. Il tutto ha fatto si che la mostra diventasse semplicemente una serie di stand più o meno attrezzati dove si vendono libri. Se questo deve essere, per quale motivo pagare un biglietto d&#8217;ingresso per comprare libri al prezzo normale? Faccio prima ad andare altrove. E&#8217; lo stesso discorso con il web. Se gli ISP iniziano a porre un costo d&#8217;accesso (su una rete che è nata e cresciuta sul concetto di libero accesso) gli internauti non saranno più disposti a pagare per avere servizi facilmente utilizzabili secondo altre modalità (il grosso delle e-mail che scriviamo possono essere facilmente sostituite da sms o servizi simili).</p>
<p>Detto questo, concordo con Dany sulla considerazione finale: molto sta nel capire cosa consideriamo più importante. Io preferisco lo sconto o i punti premi piuttosto che l&#8217;anonimato totale, anche perché credo che le varie COOP, Feltrinelli ed altro non sanno veramente che farci con i miei dati se si trovano di fronte ad un consumatore maturo che sa cosa vuole e non si fa prendere da altre cose. In fin dei conti, non mi costa granché togliere dalla cassetta della posta tutta la spazzatura pubblicitaria che può arrivare, né mi costa tanto avere due e-mail fondamentali: una per lo spam l&#8217;altra per le cose serie.</p>
<p>Ciao a tutti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Tiziano Luccarelli</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-434</link>
		<dc:creator>Tiziano Luccarelli</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 21:58:04 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-434</guid>
		<description>Io la Nutella ogni tanto la mangio e pago con la carta alla cassa. Non credo che qualcuno oggi possa, oppure sia in grado, discernere fra linertà o cattività.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io la Nutella ogni tanto la mangio e pago con la carta alla cassa. Non credo che qualcuno oggi possa, oppure sia in grado, discernere fra linertà o cattività.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Dany</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-403</link>
		<dc:creator>Dany</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 12:25:18 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-403</guid>
		<description>Faccio un UP di questo post per fare un "ragionamento" ad alta voce...
Secondo me ormai l'idea di net neutrality è la stessa della Nutella©®™ (non sia mai che mi denunciassero per violazione di marchio e/o brevetto) con o senza l'olio di palma, mi spiego:

Prendiamo la Nutella©®™ dal suo lato buono: è fin troppo buona, fa bene agli innamorati, fa bene a chi è depresso e quindi non ci importa se c'è o non c'è dentro questo "cibo miracoloso" dell'olio di palma altamente cancerogeno ed altamente disastroso per le foreste di mezzo mondo.

Ora prendiamo la stessa Nutella©®™ e consideriamola come una droga, come un cibo che fa venire i brufoli, che fa ingrassare, che è altamente NON digeribile e aggiungiamo a questi fattori il fatto che dentro di essa c'è una buona quantità di olio di palma altamente cancerogeno ad alte temperature, che per farla abbattono milioni e milioni di alberi e che un barattolo di nutella ormai costa sui 5€.

Quale delle due versioni preferiamo? quella che ci rende felici e di buon umore o quella che ci rende obesi e probabilmente soggetti ad un tumore al cervello?

Stesso discorso per internet e per la sua libertà: Preferiamo il suo lato che ci rende prigionieri di noi stessi e delle informazioni oppure quello che ci rende liberi a trovare tutte le informazioni che vogliamo e che dobbiamo selezionare?

Alla Coop è meglio farsi schedare con una tessera per la raccolta punti ed usufruire degli sconti su alcuni prodotti (selezionati a dovere dal Sig. X) oppure andare alla cassa con dei contanti non rintracciabili alla persona e dover pagare il 7-10% in più sulla spesa?

Quale delle due opzioni è quella che ci rende più "liberi"? Ci interessa veramente esserlo? Lo si può veramente essere?

Sono più dubbioso che scettico ma vado avanti lo stesso :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Faccio un UP di questo post per fare un &#8220;ragionamento&#8221; ad alta voce&#8230;<br />
Secondo me ormai l&#8217;idea di net neutrality è la stessa della Nutella©®™ (non sia mai che mi denunciassero per violazione di marchio e/o brevetto) con o senza l&#8217;olio di palma, mi spiego:</p>
<p>Prendiamo la Nutella©®™ dal suo lato buono: è fin troppo buona, fa bene agli innamorati, fa bene a chi è depresso e quindi non ci importa se c&#8217;è o non c&#8217;è dentro questo &#8220;cibo miracoloso&#8221; dell&#8217;olio di palma altamente cancerogeno ed altamente disastroso per le foreste di mezzo mondo.</p>
<p>Ora prendiamo la stessa Nutella©®™ e consideriamola come una droga, come un cibo che fa venire i brufoli, che fa ingrassare, che è altamente NON digeribile e aggiungiamo a questi fattori il fatto che dentro di essa c&#8217;è una buona quantità di olio di palma altamente cancerogeno ad alte temperature, che per farla abbattono milioni e milioni di alberi e che un barattolo di nutella ormai costa sui 5€.</p>
<p>Quale delle due versioni preferiamo? quella che ci rende felici e di buon umore o quella che ci rende obesi e probabilmente soggetti ad un tumore al cervello?</p>
<p>Stesso discorso per internet e per la sua libertà: Preferiamo il suo lato che ci rende prigionieri di noi stessi e delle informazioni oppure quello che ci rende liberi a trovare tutte le informazioni che vogliamo e che dobbiamo selezionare?</p>
<p>Alla Coop è meglio farsi schedare con una tessera per la raccolta punti ed usufruire degli sconti su alcuni prodotti (selezionati a dovere dal Sig. X) oppure andare alla cassa con dei contanti non rintracciabili alla persona e dover pagare il 7-10% in più sulla spesa?</p>
<p>Quale delle due opzioni è quella che ci rende più &#8220;liberi&#8221;? Ci interessa veramente esserlo? Lo si può veramente essere?</p>
<p>Sono più dubbioso che scettico ma vado avanti lo stesso <img src='http://net-turbini.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-345</link>
		<dc:creator>Giuseppe</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 16:27:26 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-345</guid>
		<description>Beh, in linea teorica la diversificazione dei pacchetti ha un senso in base alla banda di utilizzo, e su questo credo esista una vecchia direttiva comunitaria (prevista già da una cosa che si chiama Rapporto Bangemann - http://ec.europa.eu/publications/archives/booklets/move/06/txt_it.htm) che impedisce questo tipo di discriminazione se non prevede una differenziazione tecnologica. Fermo restando ciò, parliamo sempre di servizi da pagare. E, infine, c'è da considerare che un'azione del genere (gli ISP si accordano) comporterebbe:

- un controllo totale delle modalità di accesso alla rete;
- un cartello anti-concorrenziale fra tutti i soggetti coinvolti.

Alla fine dei conti cosa potrebbe succedere:

1 - gli ISP di rete fissa si accordano? Ci sono le tecnologie wireless di collegamento! 
2 - tutti gli ISP (rete fissa e wireless) si accordano? Esistono le reti civiche!
3 - tutti gli ISP (rete fissa, wireless e reti civiche si accordano)? Beh, il web esiste fintanto che esiste un pubblico che fruisce del servizio. In caso contrario... il Web è morto, nessuno guadagna e tutti ci dimostriamo essere dei fessi!

Insomma, io non drammatizzerei. Mi sembra una discussione che parte dal presupposto che il Web sia il mondo. Ma è bene ricordarlo: IL WEB NON E' IL MONDO!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, in linea teorica la diversificazione dei pacchetti ha un senso in base alla banda di utilizzo, e su questo credo esista una vecchia direttiva comunitaria (prevista già da una cosa che si chiama Rapporto Bangemann - <a href="http://ec.europa.eu/publications/archives/booklets/move/06/txt_it.htm" rel="nofollow">http://ec.europa.eu/publications/archives/booklets/move/06/txt_it.htm</a>) che impedisce questo tipo di discriminazione se non prevede una differenziazione tecnologica. Fermo restando ciò, parliamo sempre di servizi da pagare. E, infine, c&#8217;è da considerare che un&#8217;azione del genere (gli ISP si accordano) comporterebbe:</p>
<p>- un controllo totale delle modalità di accesso alla rete;<br />
- un cartello anti-concorrenziale fra tutti i soggetti coinvolti.</p>
<p>Alla fine dei conti cosa potrebbe succedere:</p>
<p>1 - gli ISP di rete fissa si accordano? Ci sono le tecnologie wireless di collegamento!<br />
2 - tutti gli ISP (rete fissa e wireless) si accordano? Esistono le reti civiche!<br />
3 - tutti gli ISP (rete fissa, wireless e reti civiche si accordano)? Beh, il web esiste fintanto che esiste un pubblico che fruisce del servizio. In caso contrario&#8230; il Web è morto, nessuno guadagna e tutti ci dimostriamo essere dei fessi!</p>
<p>Insomma, io non drammatizzerei. Mi sembra una discussione che parte dal presupposto che il Web sia il mondo. Ma è bene ricordarlo: IL WEB NON E&#8217; IL MONDO!</p>
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	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-344</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 21:38:30 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-344</guid>
		<description>Un articolo interessante a riguardo:


Un tool di Google denuncerà violazioni alla neutralità --&#62; http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2321299</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo interessante a riguardo:</p>
<p>Un tool di Google denuncerà violazioni alla neutralità &#8211;&gt; <a href="http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2321299" rel="nofollow">http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2321299</a></p>
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		<title>Di: Tiziano Luccarelli</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-343</link>
		<dc:creator>Tiziano Luccarelli</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2008 08:53:51 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-343</guid>
		<description>Anche il ragionamento di Giuseppe è perfettamente logico. L'unica cosa che non sono riuscito a comprendere è che, a quanto pare, non è il fornitore dei contenuti che richiede un costo extra (come ad esempio Apple con MobileMe) ma lo stesso ISP (Internet Service Provider).

Nel caso dell'Italia, ad esempio, se io volessi accedere al portale di Dailymotion (e se questo fosse un servizio a pagamento) dovrei pagare due volte Telecom. La prima per l'accesso alla rete e la seconda per l'accesso al contenuto, che nell'esempio specifico è di proprietà di Telecom.

Poi, con riferiemnto al "E chi se ne frega!", pare che l'operazione che stanno architettando gli ISP è mirata a non lasciare alternative. Questa, mi rendo conto, è una cosa impossibile perché comunuqe il blog di tizio o di sempronio non potranno essere bloccati perché non rientrano in un servizio a pagamento. Almeno spero.

In ogni modo, vorrei poter decidere servizio per servizio cosa pagare, non a pacchetti come su SKY. Mi piace Gmail, allora pago Google per usare il servizio. Vado matto per MySpace, allora pago direttamente loro. Poi, con tutta calma (e con fatture a 120gg :) ) saranno loro a pagare gli ISP. No?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche il ragionamento di Giuseppe è perfettamente logico. L&#8217;unica cosa che non sono riuscito a comprendere è che, a quanto pare, non è il fornitore dei contenuti che richiede un costo extra (come ad esempio Apple con MobileMe) ma lo stesso ISP (Internet Service Provider).</p>
<p>Nel caso dell&#8217;Italia, ad esempio, se io volessi accedere al portale di Dailymotion (e se questo fosse un servizio a pagamento) dovrei pagare due volte Telecom. La prima per l&#8217;accesso alla rete e la seconda per l&#8217;accesso al contenuto, che nell&#8217;esempio specifico è di proprietà di Telecom.</p>
<p>Poi, con riferiemnto al &#8220;E chi se ne frega!&#8221;, pare che l&#8217;operazione che stanno architettando gli ISP è mirata a non lasciare alternative. Questa, mi rendo conto, è una cosa impossibile perché comunuqe il blog di tizio o di sempronio non potranno essere bloccati perché non rientrano in un servizio a pagamento. Almeno spero.</p>
<p>In ogni modo, vorrei poter decidere servizio per servizio cosa pagare, non a pacchetti come su SKY. Mi piace Gmail, allora pago Google per usare il servizio. Vado matto per MySpace, allora pago direttamente loro. Poi, con tutta calma (e con fatture a 120gg <img src='http://net-turbini.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> ) saranno loro a pagare gli ISP. No?</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Rollino</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-342</link>
		<dc:creator>Giuseppe Rollino</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2008 15:39:46 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-342</guid>
		<description>Salve a tutti. Scusate, ma non capisco tutto questo sconcerto. Credo che l'abitudine abbia spinto tutti a pensare che la rete, il web, sia un diritto acquisito. Non è mica così! La Rete è un servizio che, come tale, comporta dei costi. Tutto è un servizio erogato a fronte del quale si paga un prezzo. Mi spiego meglio:

- accedere alla rete è un servizio fornito dagli ISP (Internet Service ProviderS). Ora, che io usi o meno la rete, il fatto stesso di avere la possibilità di accedere è, di per se', un servizio che viene erogato;
- accedere ai contenuti forniti dai siti altro non è accedere ad un servizio offerto dagli ICP (Internet Content Providers). In quel caso, usare il servizio determina una spesa.

Per come la vedo io il problema non è mica questo. Trovo normale che Google e altri soggetti pensino a come recuperare il valore dei propri investimenti. Il problema, però, è legato ad un discorso di disponibilità e valore del servizio offerto.

Per capirci: la posta elettronica è un servizio che, allo stato attuale, non credo sia suscettibile di diventare servizio a pagamento. GMAIL chiude? E chi se ne frega! Esistono centinaia di providers che offrono lo stesso servizio. La Repubblica.it diventa a pagamento? E chi se ne frega! Esistono altri mezzi informativi.

Il problema non si pone, sempre a mio modo di vedere, neanche per i servizi di social network e di content sharing. Questi provider offrono un servizio che tanto ha valore perché è, fondamentalmente, intrattenimento. Spiegatemi un po' chi inizierebbe ad accedere a YouTube se il servizio fosse a pagamento. Pagare per vedere video di scarsa qualità e che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno valore pubblicitario o di mera curiosità? No, grazie! Lo stesso dicasi per i vari Facebook, MySpace e altri brand che ho visto indicati nell'ipotesi di Tiziano.

Il problema è per i servizi che hanno un reale valore aggiunto per gli internauti. E qui arriviamo al modello che credo possa essere, in qualche caso, perseguito. Lo espongo indicando un sito che seguo da tempo: www.zoho.com. Questo sito offre tutto ciò che sono gli applicativi Office. Alcuni sono grautiti (vedi anche google docs). Altri, quelli a maggior valore aggiunto, sono a pagamento (strada che Apple sta per impegnare con il sito MobileMe - www.me.com).

Resto però convinto di una cosa: la rete vive di utenti reali, che accedono ai diversi contenuti fintanto che questo è vantaggioso (in qualunque ottica possa essere inteso questo termine) per loro. La gratuità della stragrande maggioranza dei contenuti offerti in rete è una condizione che ha determinato (come necessaria ma non sufficiente) lo sviluppo del web.

Un esempio su tutti: all'alba del web 1.0 Hotmail.com rappresentò un caso perché proponeva un servizio (allora a valore aggiunto) gratuitamente. Grazie ad hotmail.com tutti cominciarono ad avere una e-mail, semplicemente perché gratuita.

Ad ogni modo, raccolgo il suggerimento di Tiziano e provo a finirlo quell'articolo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve a tutti. Scusate, ma non capisco tutto questo sconcerto. Credo che l&#8217;abitudine abbia spinto tutti a pensare che la rete, il web, sia un diritto acquisito. Non è mica così! La Rete è un servizio che, come tale, comporta dei costi. Tutto è un servizio erogato a fronte del quale si paga un prezzo. Mi spiego meglio:</p>
<p>- accedere alla rete è un servizio fornito dagli ISP (Internet Service ProviderS). Ora, che io usi o meno la rete, il fatto stesso di avere la possibilità di accedere è, di per se&#8217;, un servizio che viene erogato;<br />
- accedere ai contenuti forniti dai siti altro non è accedere ad un servizio offerto dagli ICP (Internet Content Providers). In quel caso, usare il servizio determina una spesa.</p>
<p>Per come la vedo io il problema non è mica questo. Trovo normale che Google e altri soggetti pensino a come recuperare il valore dei propri investimenti. Il problema, però, è legato ad un discorso di disponibilità e valore del servizio offerto.</p>
<p>Per capirci: la posta elettronica è un servizio che, allo stato attuale, non credo sia suscettibile di diventare servizio a pagamento. GMAIL chiude? E chi se ne frega! Esistono centinaia di providers che offrono lo stesso servizio. La Repubblica.it diventa a pagamento? E chi se ne frega! Esistono altri mezzi informativi.</p>
<p>Il problema non si pone, sempre a mio modo di vedere, neanche per i servizi di social network e di content sharing. Questi provider offrono un servizio che tanto ha valore perché è, fondamentalmente, intrattenimento. Spiegatemi un po&#8217; chi inizierebbe ad accedere a YouTube se il servizio fosse a pagamento. Pagare per vedere video di scarsa qualità e che, nella stragrande maggioranza dei casi, hanno valore pubblicitario o di mera curiosità? No, grazie! Lo stesso dicasi per i vari Facebook, MySpace e altri brand che ho visto indicati nell&#8217;ipotesi di Tiziano.</p>
<p>Il problema è per i servizi che hanno un reale valore aggiunto per gli internauti. E qui arriviamo al modello che credo possa essere, in qualche caso, perseguito. Lo espongo indicando un sito che seguo da tempo: <a href="http://www.zoho.com." rel="nofollow">www.zoho.com.</a> Questo sito offre tutto ciò che sono gli applicativi Office. Alcuni sono grautiti (vedi anche google docs). Altri, quelli a maggior valore aggiunto, sono a pagamento (strada che Apple sta per impegnare con il sito MobileMe - <a href="http://www.me.com" rel="nofollow">www.me.com</a>).</p>
<p>Resto però convinto di una cosa: la rete vive di utenti reali, che accedono ai diversi contenuti fintanto che questo è vantaggioso (in qualunque ottica possa essere inteso questo termine) per loro. La gratuità della stragrande maggioranza dei contenuti offerti in rete è una condizione che ha determinato (come necessaria ma non sufficiente) lo sviluppo del web.</p>
<p>Un esempio su tutti: all&#8217;alba del web 1.0 Hotmail.com rappresentò un caso perché proponeva un servizio (allora a valore aggiunto) gratuitamente. Grazie ad hotmail.com tutti cominciarono ad avere una e-mail, semplicemente perché gratuita.</p>
<p>Ad ogni modo, raccolgo il suggerimento di Tiziano e provo a finirlo quell&#8217;articolo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Enrico Blotzky</title>
		<link>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-335</link>
		<dc:creator>Enrico Blotzky</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2008 08:49:29 +0000</pubDate>
		<guid>http://net-turbini.com/net-neutrality-tim-berners-lee-si-preoccupa-io-anche.html#comment-335</guid>
		<description>Il ragionamento non fa una piega. Si discute di net-neutrality da tanto tempo, ma lo si fa solo ogni volta che una nuova ipotesi dipinge scenari apocalittici. 
E' bene informare e restare informati.Finché ce lo permettono :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il ragionamento non fa una piega. Si discute di net-neutrality da tanto tempo, ma lo si fa solo ogni volta che una nuova ipotesi dipinge scenari apocalittici.<br />
E&#8217; bene informare e restare informati.Finché ce lo permettono <img src='http://net-turbini.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /></p>
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