Marketing Scritto da Tiziano Luccarelli on Lunedì, Giugno 23, 2008 10:46 - 7 Comments

Le strategie segrete dietro “alcuni” video virali

A novembre scorso su TechCrunch c’è stato un caso interessante. Dan Ackerman-Greenberg ha scritto un post che illustrava le regole per creare e far salire in alto un video su YouTube e simili. Alcune di queste regole violano, o violerebbero, una certa “integrità”. Violazione che su TechCrunch ha generato una discussione furiosa con 483 commenti, molti dei quali di male parole all’amico Dan (altri mera attività di comments-marketing).

fotografia Dan
Dan ha scritto il post. Non è uno scemo. Ha studiato a Stanford e ha creato una società specializzata nella creazione di video virali che ha fra i clienti 20th Century Fox, Warner Bros Records, Fox Atomic, Walden Media, Yari Film Group, Nike, Oakley.


Qual’è la pietra dello scandalo? Bhé, vi riporto di seguito alcune “regole” del post di Dan che vi consiglio di andare a leggere integralmente.

6. Commenting: Having a conversation with yourself
In questo punto del post Dan dice, sostanzialmente, che è d’uopo creare tanti account finti e commentare i video. Ma non solo commentare. Lui consiglia di reare veri e propri contraddittori. Personalità multiple che si contraddicono, litigano, si insultano quasi.

We usually get one comment for every thousand views, since most people watching YouTube videos aren’t logged in. But a heated comment thread (done well) will engage viewers and will drive traffic back to our sites.

Poi, dice: Use fake headlines: make the viewer say, “Holy shit, did that actually happen?!” Ex: “Stolen Nascar”
In questo caso Dan dice di esagerare con le headline, con la descrizione del contenuto. Dopo aver usato, ovviamente, un titolo abbastanza “cool”.

Ecco un video che spiega meglio:

Come al solito, mi sto dilungando senza arrivare al dunque. Materialmente penso che sia immotivata la polemica sull’integrità delle attività legate alla diffusione di un video “virale” creato appositamente per promuovere un prodotto oppure un brand. Questo perché di base ed in origine un video virale “veramente vero” è totalmente spontaneo. Non promuove nulla, non è stato girato apposta. Insomma, non è un “FATTAPPOSTA” che deve avere un obiettivo per un cliente. E’ un video che mostra una persona, un avvenimento, un oggetto particolarmente “interessante” da generare un passaparola. (Non credo ci sia bisogno di lanciarmi nella spiegazione del “modello psicologico” che fa partire il viral. Rimaniamo sul concetto di “integrità” ).

Ad un certo punto, i marketers hanno notato che alcuni video raggiungevano un numero di visualizzazioni spaventose e hanno deciso di utilizzare e ripordurre le caratteristiche di questi video per “ricreare” in laboratorio il virus con il quale infettare comunicazioni di prodotto oppure di brand. Adesso, mi piegate perché tutto questo scalpore? Questo “shame on you” che i commenti su TechCrunch evidenziano?

E’ verissimo che non bisogna mentire. Che questa è una delle prime regole del marketing online, o di un certo tipo di marketing online. Ma proprio sul viral… bhé… qualche piccola bugia secondo me si può dire.

Adesso voglio fare una domanda “blogsferica” ad uno dei massimi esperti di Viral Marketing in Italia, a mio parere. La domanda blogsferica è una domanda che si rivolge ad una persona in un blog ma che non viene direttamente inviata al destinatario. Lo si nomina e si aspetta che la blogsfera faccia arrivare la domanda all’interessato. (questo è un esperimento di “domanda blogsferica”).

L’esperto di Viral Marketing in questione è Luca Giorcelli di Veryweb, social media marketing agency di Milano. Ecco la mia domanda per lui: “E’ possibile creare dei video virali per un brand/servizio che escludano totalmente strategia di fake?”

Adesso speriamo ed aspettiamo che Luca ricevi la domanda. Nel frattempo, chiederei ai passanti di qusto blog di cominciare a rispondere.

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7 commenti

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Giuseppe
Giu 23, 2008 9:20

Non è che i 400 e passa commenti se li è scritti lui con la stessa tecnica che lui stesso ha indicato?

Tiziano Luccarelli
Giu 23, 2008 12:33

T’immagini? Sarebbe un bello schiaffo. :)

Dany
Lug 10, 2008 14:00

Ma la gente ha veramente tutto sto tempo da perdere?!
ahhh a quando il ritorno delle vecchie pubblicità “XXX Lava più bianco!”???

achille
Ago 20, 2008 9:54

integrità… sul web…. l’internet che conosciamo oggi naque da unprogetto militare (come la gran parte delle tecnologie che usiamo quotidianamente…) e lo sviluppo che ha avuto (l’internet che conosciamo) si è sviluppato grazie al mercato del “p o r n o”…

se non si commettono illeciti “veri”, io credo che tutte le “tecniche” per raggiungere un obiettivo siano percorribili.

io mi occupo di posizionamento e lo faccio esclusivamente con sistemi “virali”… finchè funzionano e finchè sono leciti perchè no?

poi, internet non è un mondo diverso dall’off line… mi pare che di “illeci” nel marketing tradizionale non manchino (l’uso di donne, bambini, preti, suore e via dicendo)…

pace, achille

Tiziano Luccarelli
Ago 21, 2008 16:39

Ciao Achille,
concordo in pieno con te. Qualche tattica “grigia” si può usare. Ci sono veri “manulai” di cosa un marketer può o non può fare quando si avvicina al virel marketing ma credo che “formalmente” e fino a quando non si viene scoperti, molti utilizzano e continueranno ad usare qualche trucchetto.

Tiziano

Gianpaolo D'Amico
Ago 26, 2008 9:14

In effetti le tecniche che il buon Ackermann segnala fanno capire che ovviamente dietro a una campagna viral c’è molto ma molto lavoro manuale, comè giusto che sia.
Tnate cose non si discostano molto dalle vecchie campagne per pubblicizzare un sito, presso forum, etc.
Ovviamente l’era del blog ha fatto evolvere molte cose. Ma ovviamente è necessario avere un tema di lavoro molto efficiente per mandare avanti una campagna viral.
Devo dire che i tricks segnalati per la parte di YouTube non sono male, anzi per me personalmente sono stati la cosa più interessante dell’articolo. Da rileggerre sicuramente.

Ho segnalato questo articolo anche sulla MMM Community: http://morpheus.micc.unifi.it/forum/viewtopic.php?p=33335#33335

Tiziano Luccarelli
Ago 30, 2008 8:29

Ciao Gianpaolo,
come avrai capito dal mio post e dai commenti successivi io non sono contrario alla “simulazione” in generale ed ai “trick”. E’ vero, ci sono delle regole d’etichetta che indicano quali sono le attività ed i comportamenti da evitare, come ad esempio le regole del WOMMA nella sua sezione “Unethical Word of Mouth Marketing Strategies“.

Alcune delle tattiche non etiche indicate sono:

Stealth Marketing: Qualunque tattica che intende ingannare e occultare la presenza dei marketer all’interno di una discussione.
Shilling: Pagare la gente per parlare (o promuovere) un prodotto o servizio senza dichiarare che stanno lavorando per la compagnia; impersonare un cliente.
Infiltration: Usare identità false in una discussione per promuovere un prodotto; subentrare in un sito, discussione o evento live contro le regole imposte dall’organizzatore/proprietario.
Comment Spam: Utilizzo di software automatici (’bots’) per postare commenti non relativi all’articolo in blog e community online.
Defacement: Danneggiare proprietà altrui per promuovere un prodotto
Spam: Inviare email a molti destinatari senza il loro conseso esplicito alla ricezione
Falsification: Diffondere consapevolmente informazioni false

Queste sono alcune regole. Ci sono altre informazioni nella pagina della WOMMA. Praticamente tutto quello che Dan indica è contrario al WOMMA.

Scriverò un post per indicare, o provare ad indicare, una via di mezzo. Anche con l’aiuto tuo e delle altre persone che hanno commentato e che avranno voglia.

Devo prima rinfrescare il blog e aggiornare WP alle ultime versioni… Ciao Achille, e grazie.

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