Marketing - Written by Tiziano Luccarelli on Lunedì, Giugno 2, 2008 8:53 - 3 Comments

2012. Internet diventa a pagamento. E muore.

Questo articolo non ha nulla a che fare con il marketing. Ieri notte stavo navigando e mi sono imbattuto in un video che parla di un argomento che mi ha scioccato. Sinceramente non riesco a capire se la notizia è una bufala o meno. Vorrei l’aiuto di tutti per scoprire se è vero.

Praticamente, il video dice che i Provider di connettività negli stati uniti si stanno organizzando, accordandosi con i Provider di contenuti (i siti più famosi), per trasformare l’accesso ad Internet in un servizio ad abbonamento, tipo l’offerta televisiva. Pacchetti di siti o di tipologie di siti alle quali si accede pagando un’abbonamento mensile oppure annuale.

Un esempio potrebbe essere quello in questa immagine:
Net neutrality

Non riesco ad immaginare uno scenario del genere. Oggi paghiamo Telecom, Wind, Vodafone, Tele2 e comagnia bella per accedere alla rete e dovremmo pagare anche i Provider per farci accedere ai contenuti. Un amico mi dice che tecnicamente è possibile. E che secondo lui qualcuno ci proverà sicuramente. Io ho paura. Temo per la vita della rete. Per la libertà di navigare dove mi pare. Mi torna alla mente un artixolo che Giuseppe Rollino avrebbe voluto scrivere su questo blog: “Net democracy. Chi paga?”. Forse aveva subdorato la cosa… forse dovrebbe scriverlo adesso.

L’articolo ed il video l’ho trovato sul gruppo di Ning che si chiama “iPower”. Un social network sulla net-neutrality. Sto cercando altre informazioni per capire se è tutto vero oppure no.

In un passaggio dell’articolo originale c’è questo testo:

Internet providers have realized that the only way to not lose massive amounts of customers over this is to make sure there are no alternatives, that’s why all major Internet providers are currently making agreements and planning to switch simultaneously somewhere in the year 2012. This is currently all going on under very strict NDA’s (Non-Disclosure Agreements) because the last thing they want is the masses speaking out against it.

Cosa accadrà ai tutti i siti che non hanno la forza di attrarre visitatori in quantità tali da giustificare un abbonamento? Scompariranno tutti i siti minori, i piccoli. Ci sarà un vuoto pneumatico e saremo costretti a recepire informazioni solo da siti “ufficiali”? E i siti aziendali? Come verranno classificati? Ci sarà una rete “business”? Bho… non riesco a capire. Probabilmente, se dovesse avverarsi questo scenario ci saranno servizi a pagamento per alcuni siti. Ma mi chiedo se Blogger, eBay, YouTube e gli altri proprietari di siti che si basano sulla massiccia presenza di utenti possano mai essere d’accordo con questa cosa.

Chiedo a chiunque possa aiutarmi di farsi vivo. Mi auguro che sia una grossa bufala. Con tutto il cuore.

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3 Comments

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Paolo
Giu 3, 2008 22:28

E’ quello che gia succede con il web sul cellulare e se pensi alla crescita di quest’ultimi, non è difficile credere che la stretegia a lunga scadenza sia quella.

E’ anche noto che Tim Berners-Lee, l’ ideatore del web per come lo conosciamo e che attualemente lavora per Google, ha denunciato pubblicamente questo tentativo da parte dei provider [1], [2].

Ora se mettiamo insieme queste cose, si capisce anche il valore del progetto Android di Google e perchè - forse - sia una chance in piu per la net-neutrality.

Paolo

[1] http://opengardensblog.futuretext.com/archives/2007/02/tim_berners_lee.html
[2] http://news.cnet.com/2100-1036_3-6075472.html

Tiziano Luccarelli
Giu 4, 2008 8:02

Aspetta aspetta… quindi tu mi confermi che questa notizia ha dei fondamenti di verita? Sono impressionato. Vado a leggere le pagine che mi hai segnalato.

La paura comincia a farsi strada…

Net neutrality. Tim Berners-Lee si preoccupa. Io anche :: Net-turbini | Marketing e notizie su Internet
Giu 4, 2008 8:49

[…] avevano particolamente colpito. Parla del tentativo perpretato da alcuni provider internet di far diventare a pagamento l’accesso ad i siti internet. Non solo l’accesso ad Internet. Tentativo che cerca di far passare l’idea che […]

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